09 Febbraio 2010

-I'll trade all my tomorrows for a single Yesterday...-



Quando non stai più con la persona con cui vorresti stare, il pensiero di lei ti entra nella testa nei momenti più impensati. All'improvviso vieni assediato da ricordi e immagini. Succede ogni volta che il presente sembra passare nella tua vita senza degnarti nemmeno di uno sguardo, e allora finisce che vivere negli angoli e nelle pieghe dei giorni passati è più bello di ciò che stai vivendo.

[…]

Non stare più con la persona con sui vorresti stare significa rifare: un sacco di cose, un sacco di pensieri. Significa pulire ,grattare, scrostare, raccogliere, riordinare, buttare. Significa piantare chiodi nel muro, nel legno, nel nulla. Significa tornare indietro quando si legge un libro perchè non afferri le parole e, quando te ne accorgi, sei a un punto della storia che non capisci. Significa tornare indietro anche con un DVD, schiacciando REWIND, perchè non hai capito cos'è successo.
Non stare più con la persona con cui vorresti stare significa semplicemente tornare indietro. Guardare indietro molto più che avanti. E' un viaggio che fai appoggiato alla ringhiera di poppa, non di prua.

[…]


Fabio Volo - Il tempo che vorrei

 
21 Aprile 2009

- ... e torno a riprendermi ogni angolo, ogni attimo, ogni livido . - |

Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato al cioccolato.
 
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’uscita del sole.
Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat; sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l’incarnato bacio dei loro petali...
 
Dio mio, se avessi un pezzo di vita... non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l’amo.
Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
 
Tante cose ho imparato da voi, uomini...
Ho imparato che tutti gli uomini vogliono vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicità è nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, l’ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto, soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, anche se più di tanto non mi serviranno, perché quando leggerete questa lettera starò morendo, infelicemente.

Gabriel Garcia Marquez

Mileeen ?

 Assonnata
            Inaspettata
 Sorprendente
                            Stancante
 Disorganizzata
          Litigiosa
 Burrascosa
              Utile (perche abbiamo imparato ad aspettare)
 Bagnata
 Triste
 Futurista
 Tragicomica
             Rivelatrice
 Opportunistica
 
 Chiarificatrice
 Casanicante
 Mummificante
                 Deludente
 
 
Tutto questo descrive la mia, o meglio la N O S T R AG I T A del IIILiceo.
Questo è quello che è uscito chiedendo ai miei compagni di classe di descriverla.
 
Che dire?
E' passato parecchio dal nostro ritorno da Milano, ma sembra passata un'eternità, almeno a me.
Sarà per quello che è successo in queste settimane o sarà che, nonostante tutto, per me non è stata così negativa, anzi.
 
Innanzitutto la meta.
M I L A N O
Milano sognata .
Milano desiderata .
Milano raggiunta .
...Dopo 4 anni, finalmente sono stata lì...
"Alle Luci Di Un Tramonto Sopra Piazza Del Duomo"
...e mi sono sentita anch'io Milanese per un pò .
 
Poi la vera rivelazione della gita.
La scoperta di non essere poi tanto uniti come classe.
La scoperta di non essere poi così amici.
La scoperta di ...
Un delusione?
Assolutamente si.
Ma solo per alcune persone.
 
Alla fine, la cosa più importante.
E' stata una Gita Litigiosa, Deludente, Rivelatrice, si...
Ma è stata vissuta con gli AMICI...
quelli della scuola...
quelli delle uscite...
quelli di sempre...
 
Un G R A Z I E a loro, ai vecchi amici, per "le notti felici di vizi proibiti" di Milano, e di Rieti xD
Un G R A Z I E alla BigFamily del IIIE con cui abbiamo passato pochissimo tempo, ma che c'è...sempre!!!
Un G R A Z I E ai nuovi amici, a quelli dell'autobus IIIAIIIBIIID, a quelli che hanno sopportato i miei "canti" in autobus, quelli che hanno confrontato le loro idee con le mie, quelli che mi hanno fatto morire dal ridere, o ,più semplicemente, quelli che hanno condiviso un sorriso, una parola, una battuta...
 
Insomma, Un G R A Z I E a tutti quelli che hanno reso ancor più speciale questa G I T A preannunciata disastrosa xD
 
20 Luglio 2008

MyHero ( L )

"Un Angelo caduto in volo, questo tu ora sei..."
 Lucio Battisti -Mi ritorni in mente- (1969)    
 
Luciano.
   -Cecco- lo chiamano i compagni, perchè due cognomi sono troppi da dire.
   -Cecconetzer- l'ha soprannominato un giornalista perchè con il caschetto biondo, gli zigomi alti e il moto perpetuo  ricorda un calciatoro tedesco del mitico borussia.
O anche macchina tedesca, ma non una Mercedes, troppo aristocratica, o un Porche, troppo sfisticata, da ricco. Casomai la macchina del popolo:
   -Volkswagen- è un altro soprannomeche gli hanno dato. Solido, compatto, affidabile-
Padre Lisandrini, il frate francescano che accompagna sempre la squadra, invece, lo chiama -il saggio-, e non c'è nome più beffardo per uno che
Gioca per vivere, Vive per giocare e Muore per gioco a 28 anni.
Il saggio è Luciano Re Cecconi, nato a Nerviano, vicino Mlano, il primo dicembre 1948 e ucciso in via Saverio Nitti, a Roma, il 18 gennaio 1977.
 
- Pistole e Palloni - (2004)

L U I è il mio E R O E ( L )

Io ho imparato a ritrovare fin da piccola questo volto nelle fotografie di quella squadra di cui papà mi raccontava con gli occhi sognanti e un pizzico di nostalgia...

si, perchè  di squadre come quella probabilmente non ce ne sono mai state e mai ce ne saranno.

       La Lazio del 1974 è stata unica, irripetibile. Li hanno dipinti come folli, litigiosi, esagerati. D'altronde gli anni '70 sono stati un pò così e L O R O erano figli di quel tempo.

       Erano, però, anche uomini veri e non erano tutti uguali.
       Avevano caratteri forti, personalità ben definite, pensieri diversi, gusti diversi, modi di vivere diversi.
       Solo in campo pensavano tutti allo stesso modo.
       Stefano Re Cecconi -Lui era mio papà- (2008)

Quella Lazio io non l'ho mai vista giocare...

Di quegli undici Moschettieri che scendevano in campo ogni domenica e, uno per tutti e tutti per uno, hanno conquistato lo scudetto, conosco i nomi e la storia.

 
All'inizio, venendo dalla serie B, riscuotevano simpatia, erano una squadretta.
Poi quegli undici, gli undici del sogno, riuscirono a dimostrare quanto valeva quella "squadretta".
Pulici in porta, Wilson libero, Frustalupi a centrocampo, Chnaglia centavanti.
Dietro Oddi e Petrelli, davanti Garlaschelli.
E poi il talento, il cucciolo della squadra, D'Amico.
Intorno a Loro, instancabili, Nanni, Martini, e Lui, Cecco.
 

Erano un bel gruppo. Avevano tutti contro.
  Dicevano che erano una squadra di rissosi e di matti, forse un pò era così.
  Ma più che altro erano i più forti e questo dava fastidio a tutti.
  Lo scudetto dovevano vincerlo solo il Milan, L'inter o la Juve, per gli altri non c'era spazio.
  E quei ragazzi lì non potevano accettarlo, loro erano determinati e volevano vincere.
  Andavano di moda le pistole e il paracadutismo,...
  le partitelle d'allenamento erano battaglie, facilmente volavano schiaffi e c'erano i Clan.
  I nordisti da una parte e il resto d'Italia dall'altra.
  Le liti interne però erano affari da risolvere in casa, agli occhi esterni erano LA LAZIO:
  guai a chi toccava uno di Loro.
  Se trovavano un "nemico" comune, fuori o dentro il campo, facevano gruppo.
  Nonostante le grandi differenze che c'erano, quei ragazzi sapevano rispettarsi.
  Comunque erano un gruppo di teste "calde" e non era facile allenarli.
 
       Quella Lazio senza Maestrelli non sarebbe mai potuta esistere.
       Solo una persona bella come lui ha potuto far convivere due mondi così diversi, così distanti.
       Maestrelli era il punto di equilibrio di un equilibrio instabile.
       Era un uomo di grande umanità e sensibilità.
       Aveva un dono, quello di far sembrare tutto sereno e tranquillo sapeva ascoltare e motivare...
       e poi sapeva farci giocare a calcio.
Gigi Martini -Lui era mio papà- (2008)

L O R O  erano la L A Z I O, quella del sogno: Giorgio <Long John> Chinaglia, Sergio <Pedro> Petrelli, Felice <Felix> Pulici, Gigi <il comandante> Martini, Giancarlo <Tufello> Oddi, Pino <il padrino> Wilson, Renzo <Garla> Garlaschelli, Vincenzo <Golden> D'Amico, Franco <Bombardino> Nanni, Mario <Frusta> Frustalupi, Tommaso <il Maestro> Maestrelli.

E poi Lui, Luciano Re Cecconi, Cecco, Cecconetzer, Volkswagen, IL SAGGIO ... L U I  è quello che più mi è entrato dentro.

       Luciano Re Cecconi è rimasto sospeso nel tempo, è rimasto quel sogno bambino che ti fa amare un calciatore, un sogno che ti vive dentro e ti accompagna.
       Il contesto e il destino hanno reso il legame tra Re Cecconi e la gente saldo, inscindibile.
       Era un calcio diverso da quello di oggi nel quale ancora ci si affezionava ai calciatori e i calciatori si affezionavano agli ambienti, alla maglia, alla bandiera.
       Non c'era l'inflazione mediatica di oggi, ci si incontrava ai club, alle cene, per strada, allo stadio.
       Tutto e più semplice. Il calciatore era meno distante.
       Potevi andre al campo di allenamento e stare attaccato alla rete a bordo campo per vedere da vicino i tuoi idoli
       Potevi quasi toccarli.
       Il destino poi ha fao il resto.
       Quando strappa alla vita un cuore giovane, lo lascia sospeso, in attesa di un battito che doveva essere e non è stato.
       Rimane tutto immobile, apparentemente immobile.
       Chiunque chiuda gli occhi, per un attimo, vedra mio padre correre giovane per il campo con i suoi capelli biondi e la sua potenza.
       Lo vedra sempre così, perchè non ha avuto il tempo di vederlo sfiorire, di vedere i suoi occhi stanchi, di vedrlo appesantito dagli anni, 
       di vedere i suoi capelli cadere o ingrigirsi.
       [...]
       Per la gente laziale è stato un calciatore da amare, un amore infinito che non ha mai attenuato la sua forza e la sua intensità nelle tinte colorate di un'altra maglia addosso.
     
Stefano Re Cecconi -Lui era mio papà- (2008)
 

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Angelo biondo...è così che lo chiamava papà, quando, con gli occhi lucidi, mi parlava di Lui:
mi raccontava della sua corsa instancabile, dei suoi pochi, ma strepitosi, goal, come quello al Milan nell'anno dello scudetto, della sua pazzia e della sua morte...
Papà aveva 14 anni quando quella strepitosa Lazio vinse lo scudetto e 17 quando Cecco fu ucciso...
 
       " Per uno stupido scherzo Re Cecconi la famosa mezz'ala della Lazio, ha ieri sera perduto la vita con un proiettile nel petto.
         Insieme a un compagno di squadra era entrato in una gioielleria di corso Francia e, tenendo le mani in tasca, aveva detto la fatidica frase: 
         <Fermi tutti, questa è una rapina!>. 
         Il proprietario del negozio, già vittima in precedenza di una rapina, ha tirato fuori una pistola e ha fatto fuoco con micidiale precisione, quasi senza guardare.
         Erano quasi le 19:30: mezz'ora dopo Luciano Re Cecconi è spirato nella sala operatoria dell'ospedale SanGiacomo "
 Il Messaggero (19 Gennaio 1977)
 
Eh si, il 18 Gennaio 1977 fu un giorno qualunque per tante persone, ma non per Cecco, nè per la sua Famiglia, nè per la sua Lazio, ne per i suoi tifosi...
Quel giorno un calciatore, ma soprattutto un uomo,  straordinario è stato ucciso.
Se il proiettile uscito dalla pistola di quel gioielliere fosse uscito dal corpo, Lui si sarebbe salvato.
Invece quel maledetto proiettile ha copito la spina dorsale ed è rimbalzato lacerando l'aorta, togliendo a lui ogni speranza...
A Lui che proprio non meritava di morire...
 
All'inizio ci credevo a quella storia, alla leggenda riportata da tutti i giornali che ha fatto passa Cecco per un idiota che meritava forse quello che ha subito...
Poi ho letto, mi sono informata, ho sviluppato una convinzione...sono certa che lui non abbia mai pronunciato quella frase...
Io non ci credo alla "verità del processo" nè ai racconti fatti "nell'aula di giustizia"...
 
       Entrare in un negozio fingendo una rapina è un modo stupido per morire, ammesso che esistano modi stupidi per farlo.
       Una leggerezza, forse.
       La Lazio di quegli anni era vista come una squadra fatta da un gruppo di "pazzi scatenati" di irresponsabili e irriverenti, guasconi e sfrontati.
       Un pò era così, ma erano uomini.
       La superficialità con cui si guardano le cose rischia di giocare brutti scherzi.
       Si traggono conclusioni affrettate, inesatte.
       Luciano è morto per una leggerezza.
       Forse si.
       Faceva parte di una squadra di buontemponi e anche lui in qualche modo lo era.
       Forse si.
       Questo non giustifica chi troppo facilmente ne ha parlato in un modo.
       Luciano era un ragazzo con la testa sulle spalle, con l'esuberanza che può avere una vita ancora giovane che pensa di avere il futuro davanti.
       Gli piaceva ridere, scherzare, divertirsi, come piace a tutti, credo...
       ma non ha mai perso di vista le cose importanti, non ha mai pensato che tutto fosse facile e che tuo gli fosse dovuto.
Bob Lovati  -Lui era mio papà- (2008)
 
 

Lui era il saggio della squadra.
  Un esempio.
  Era un giocatore straordinario, una persona straordinaria.
  Uno con ben chiaro il suo obbiettivo e tutta la volontà e la determinazione per raggiungerlo. 
  Una persona buona, sincera, "un uomo vero".
  Non sopportava i soprusi. Reagiva più facilmente per difendere gli altri, che per difendere se stesso.
  Un uomo generoso dal cuore grande. 
  Gli piaceva ridere, era sempre di buon umore, un uomo pieno di energia e di enusiasmo, in campo e fuori.
  In una squadra che ha sempre vissuto sopra le righe, Luciano è sempre stato uno tranquillo.
  Lui era un uomo del nord, con la testa sulle spalle e la cultura del lavoro.
  Non esagerava mai, non aveva bisognoo di parlare, bastavano i suoi sguardi.
  Con le persone che non conosceva era molto cauto, stava sulle sue. Non dava confidenza facilmente.
 
       Entrare in una gioielleria di un sconosciuto e gridare "questa è una rapina" è da idioti e Luciano non lo era.
       Puoi fare uno scherzo simile se hai davanti uno che ti conosce, uno con il quale hai confidenza.
       Non rischi la vita con tanta superficialità.
Gigi Martini -Lui era mio papà- (2008)
 
Lui non aveva una pistola, uno dei pochi ad esserne privo in quella squadra, Luciano non le amava, e proprio Lui è morto per un solo colpo, uno solo, fatale.
 
       Avevo perso un amico e lo avevo pero in quel modo.
       Non puoi fartene una ragione perchè non c'è ragione.
       Sono molti i modi per morire, quello di Luciano è stato il più incredibile.
       A questo pensavo.
       Pensavo all'assurdità di un destino incomprensibil e crudele.
       [...]
       Chissà se sa quanto male mi ha fatto andando via così...
Vincenzo D'Amico -Lui era mio papà- (2008)
  
 
 
Questo è il mio ringraziameto per quello che mi ha insegnato Lui & la sua incredibile storia
                          Ciao Re     
 

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07 Luglio 2008

Quel posto che non c'è

Occhi dentro occhi e prova a dirmi se
un po' mi riconosci o in fondo un altro c'è sulla faccia mia
che non pensi possa assomigliarmi un po'

Mani dentro mani e prova a stringere
tutto quello che non trovi
negli altr
i ma in me
quasi per magia
sembra riaffiorare tra le dita mie

potessi trattenere il fiato prima di parlare
avessi le parole quelle giuste per poterti raccontare
qualcosa che di me poi non somigli a te

potessi trattenere il fiato prima di pensare
avessi le paorle quelle grandi
per poterti circondare
e quello che di me
bellezza in fondo poi non è

Bocca dentro bocca e non chiederti perchè
tutto poi ritorna in quel posto che non c'è
dove per magia
tu respiri dalla stessa pancia mia

potresti raccontarmi un gusto nuovo per mangiare giorni
avresti la certezza che di me in fondo poi ti vuoi fidare
quel posto che non c'è ha ingoiato tutti tranne me

dovresti disegnarmi un volto nuovo e occhi per guardarmi
avresti la certezza che non è di me che poi ti vuoi fidare
in quel posto che non c'è
hai mandato solo me...
 
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Eccolo il mio PostoCheNonC'è
 

Perchè ci sono tornata ?

Dopo tutto questo tempo ... sapevo che rivedere anche uno di Loro mi avrebbe fatto male .

Quanto ho O D I A T O qui .                                                                                                                              Quanto ho A M A T O qui .

 
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